La missione ha centrato quasi tutti gli obiettivi. Lo stadio superiore, chiamato Ship, ha rilasciato in volo 20 satelliti Starlink di nuova generazione: non più modelli fittizi come nei test precedenti, ma esemplari funzionanti, dotati di collegamenti laser tra loro e di pannelli solari più estesi per garantire una maggiore capacità di trasmissione dati. Trattandosi di un volo suborbitale, i satelliti non sono rimasti in orbita ma sono rientrati nell'atmosfera, bruciando circa venti minuti dopo il rilascio. Prima di disintegrarsi, sei di loro hanno usato le loro telecamere per riprendere lo scudo termico di Starship durante la fase più rovente del rientro, quando le temperature raggiungono migliaia di gradi.I data center nello spazio e i pericoli per la Terra
L'ambizione più vasta, quella che alimenta le attese del mercato è il fatto che SpaceX punta a usare Starship per collocare in orbita fino a un milione di satelliti-data center, veri e propri centri di calcolo nello spazio. Non è la sola: anche Blue Origin di Jeff Bezos e altre aziende hanno presentato progetti analoghi, spinte anche dalla forte opposizione che i data center terrestri incontrano ormai un po' ovunque.
Un milione di satelliti in orbita: l'Accademia dei Lincei lancia l'allarme sulla nuova costellazione di Musk
e gli scienziati sono in allarme per questo progetto. Una nuova petizione presentata negli Stati Uniti alla Federal Communications Commission chiede di sospendere le nuove licenze per i data center orbitali, sostenendo che quei piani violino la legge federale sulla valutazione d'impatto ambientale. Il documento è stato depositato da tre organizzazioni, Public Employees for Environmental Responsibility, il gruppo legale Earthjustice e DarkSky International, che si batte contro l'inquinamento luminoso.
Il timore principale riguarda l'atmosfera. Razzi e satelliti che bruciano al rientro rilasciano fuliggine, metalli rari, ossidi di alluminio e altri inquinanti, che si stanno accumulando nella stratosfera a livelli ritenuti preoccupanti e dagli effetti in gran parte sconosciuti. Alcuni scienziati temono danni allo strato di ozono, con una maggiore esposizione ai raggi ultravioletti, o un'ulteriore destabilizzazione del clima con «conseguenze catastrofiche per l'atmosfera terrestre». Un volo di misurazione della NOAA, l'agenzia federale statunitense che si occupa di oceani, atmosfera e clima, aveva già rilevato, a fine 2023, metalli negli aerosol di acido solforico che aiutano a regolare la temperatura del pianeta funzionando quasi come una «crema solare» planetaria.